Frits Philips

Frederik Jacques Philips, detto Frits (Eindhoven, 16 aprile 1905 – Eindhoven, 5 dicembre 2005), è stato un imprenditore olandese, fu il quarto presidente della Philips, azienda fondata dallo zio e dal padre. È stato riconosciuto come Giusto tra le nazioni dallo Yad Vashem nel 1996 per il suo contributo al salvataggio di 382 ebrei durante l'occupazione nazista dei Paesi Bassi.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nacque a Eindhoven, nel sud dei Paesi Bassi. Secondogenito della coppia, era l'unico figlio maschio di Anton Philips e Anne Henriëtte Elisabeth Maria de Jongh. Il padre, di origine ebraica, era stato il co-fondatore dell'azienda di famiglia insieme al nonno di Frits, Frederik Philips (cugino di primo grado di Karl Marx).[1] Frits aveva due sorelle: una maggiore, Annetje, e una minore, Jettie.
Nel 1923 iniziò gli studi presso l'Università tecnica di Delft, dove conseguì la laurea in ingegneria meccanica nel 1929.[2][3] Nel 1934 entrò a far parte dell'Oxford Group, un movimento cristiano precursore del Moral Re-Armament (MRA) e dell'Initiatives of Change (IofC).[1][4]
L'Oxford Group rappresentò una fonte di ispirazione costante per Philips e per sua moglie. Il 4 luglio 1929 sposò all'Aia Sylvia van Lennep, figlia di Jonkheer Roelof van Lennep e di Digna Jacoba Mijer.[1][2][5] La coppia ebbe sette figli: Digna, Anton Frederik (Ton), Anne Jetje (Annejet), Sylvia, Warner, Frederik (Frits) e Maria.[3][5]
Carriera
[modifica | modifica wikitesto]Il 18 ottobre 1935 Frits Philips entrò nel consiglio di amministrazione della Philips come vicedirettore.[1][6]
L'occupazione nazista
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1940, a seguito dell'invasione dei Paesi Bassi da parte della Germania nazista, il padre Anton, il nipote Frans Otten e altri membri della famiglia fuggirono negli Stati Uniti portando con sé il capitale aziendale. Frits scelse invece di rimanere in patria, riuscendo a mantenere operativa l'azienda sotto l'occupazione[1][3][7] diventata nel frattempo un obiettivo strategico prioritario per la Wehrmacht a causa della produzione di valvole termoioniche e apparecchiature radio.[5][8]
Sotto la sua direzione, l'azienda adottò una strategia di "collaborazione riluttante". Frits cercò di rallentare la produzione destinata allo sforzo bellico tedesco attraverso il sabotaggio silenzioso e l'ostruzionismo burocratico. Nonostante le pressioni della Gestapo, rifiutò sistematicamente di compilare le liste dei dipendenti per il lavoro forzato in Germania (Arbeitseinsatz), sostenendo che ogni operaio fosse indispensabile per la continuità operativa del sito di Eindhoven.[9]
Il "Philips-kommando" a Vught
[modifica | modifica wikitesto]L'azione più significativa avvenne nel 1943. Quando i nazisti istituirono il campo di concentramento di Vught, Philips riuscì a negoziare la creazione di un distaccamento produttivo interno al campo, noto come Philips-kommando o Spezielles Philips-Lager.[5][10]
Frits convinse le SS che i prigionieri qualificati avrebbero potuto produrre componenti elettronici cruciali per l'esercito solo se trattati secondo standard umani. Tale accordo permise di ottenere condizioni di vita eccezionali per un campo di concentramento: i lavoratori ricevevano la cosiddetta "zuppa Philips", un pasto supplementare finanziato dall'azienda stessa per contrastare la malnutrizione.[11][12] Inoltre, Philips garantì a centinaia di deportati l'immunità dai trasferimenti verso i campi di sterminio, classificandoli strategicamente come "specialisti tecnici essenziali".[5] All'interno dei laboratori, infine, alle SS fu imposto il divieto di colpire o maltrattare i prigionieri durante l'orario di lavoro, garantendo loro una sorta di tutela temporanea della propria integrità fisica.[8][11]
Il salvataggio di 382 ebrei e la clandestinità
[modifica | modifica wikitesto]Tale atteggiamento di sfida portò al suo arresto nel maggio 1943, a seguito di uno sciopero generale nei Paesi Bassi.[5] Rimase detenuto a Vught dal 30 maggio al 20 settembre 1943.[5][7]
L'episodio culminante avvenne nel 1944. Quando giunse l'ordine di deportare tutti gli ebrei di Vught verso i campi di sterminio in Polonia, Philips si oppose fermamente, dichiarando che la perdita di quegli operai avrebbe causato l'immediato arresto della produzione bellica. Sebbene non riuscì a impedire ogni deportazione, la sua insistenza fu fondamentale per proteggere un gruppo di 382 ebrei (tra cui molti dipendenti della fabbrica e le loro famiglie), che sopravvissero alla guerra grazie a questo "scudo" burocratico.[2][3][11] Nel 1944, avvertito dell'imminente arresto da parte della Gestapo che sospettava le sue attività di assistenza, fu costretto a fuggire e a vivere in clandestinità fino alla liberazione di Eindhoven da parte degli Alleati nel settembre dello stesso anno.[13]
Per tale impegno, nel 1996 è stato insignito del titolo di Giusti tra le nazioni.[1][3][5][7][14]
Presidenza e ultimi anni
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1961 succedette a Frans Otten nel ruolo di presidente della Philips, posizione che mantenne per dieci anni;[1][2][5] nel 1971 gli subentrò Henk van Riemsdijk.
Dopo il ritiro, rimase una figura iconica per la città di Eindhoven e per l'azienda. Il 5 dicembre 2005, pochi mesi dopo aver festeggiato il suo centesimo compleanno, morì a causa delle complicazioni seguite a una caduta avvenuta nel mese di novembre.[3][5]
Il contributo all'aviazione
[modifica | modifica wikitesto]L'aviazione d'affari in Europa si sviluppò parallelamente alla ricostruzione del continente dopo la guerra, favorita dalla versatilità dei mezzi aerei e dalla disponibilità di residuati bellici, equipaggi e infrastrutture.
I dirigenti della Philips intravidero precocemente il potenziale di questo mezzo di trasporto per coordinare i numerosi centri di produzione e amministrazione del gruppo. In qualità di presidente, Frits Philips fu tra i primi a istituire un dipartimento di volo aziendale, il Philips Vliegdienst, acquisendo un Beechcraft Super G18 (immatricolato PH-LPS).[15][16]
Sotto la sua direzione, la flotta aziendale si ampliò includendo modelli come il Dassault Falcon, il Fokker F27 e il Beechcraft King Air.[16] Consapevole dell'importanza strategica del settore, nel 1977 fondò a Eindhoven l'International Business Aviation Association (Europe) insieme ad altri dodici membri. L'organizzazione si è poi evoluta nell'attuale European Business Aviation Association (EBAA), che organizza annualmente l'European Business Aviation Conference and Exhibition (EBACE) a Ginevra.[17][18]
L'influenza di Philips sull'aviazione civile olandese fu determinante anche per lo sviluppo delle infrastrutture locali, avendo avuto un ruolo chiave nella costruzione del terminal civile e dell'Aeroporto di Eindhoven.
Impegno sociale e industriale
[modifica | modifica wikitesto]Evoluon
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1966, in occasione del 75º anniversario della fondazione della Philips, Frits Philips volle donare alla città di Eindhoven un centro che promuovesse l'istruzione e la divulgazione scientifica. Il risultato fu l'Evoluon, un avveniristico edificio a forma di disco volante la cui struttura fu ispirata da uno schizzo realizzato dallo stesso Philips su un tovagliolo di carta.[19] L'edificio divenne rapidamente un punto di riferimento come centro interattivo per la scienza e la tecnologia.
Nel 1989, la decisione dell'azienda di chiudere la struttura al pubblico per trasformarla in un centro congressi fu accolta con grande rammarico da Philips. Negli ultimi anni della sua vita, egli si impegnò attivamente per tentare di ripristinare la funzione originaria dell'edificio e restituirlo alla cittadinanza come spazio museale.[19]
La Caux Round Table
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1986, preoccupato per le tensioni commerciali causate dal massiccio export giapponese nei mercati occidentali, Philips fondò la Caux Round Table (CRT), un gruppo composto da alti dirigenti aziendali europei, giapponesi e statunitensi. L'obiettivo era promuovere la fiducia reciproca e la responsabilità sociale d'impresa a livello globale.[1][7][20]
Sotto il suo impulso, nel 1994 furono pubblicati i Principi per le Imprese del CRT, un documento innovativo che integrava valori occidentali, come la dignità umana, e concetti della cultura giapponese, in particolare il Kyosei (inteso come "vivere e lavorare insieme per il bene comune"). Il codice, presentato nello stesso anno al Vertice Sociale delle Nazioni Unite a Copenaghen, rappresenta ancora oggi uno dei rari esempi di standard etici internazionali redatti direttamente da leader industriali. Tradotto in 12 lingue, è stato adottato come base per le valutazioni etiche da numerose multinazionali, tra cui Nissan.[20]
Il "Signor Frits" e il legame con Eindhoven
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Frits Philips godette di una straordinaria popolarità a Eindhoven, tanto che i cittadini si rivolgevano a lui chiamandolo affettuosamente Signor Frits (in olandese Meneer Frits).[2][3][5][6] Tale stima derivava dal suo approccio informale e paritario: era noto per non fare distinzioni di classe e per conversare abitualmente con gli operai delle sue fabbriche.
Il suo centesimo compleanno, nel 2005, fu celebrato con grandi festeggiamenti e per l'occasione Eindhoven fu simbolicamente ribattezzata "Città di Frits Philips" (in olandese Frits Philips Stad).[1][3] In suo onore fu coniata una moneta commemorativa con il soprannome "Fritske"[2] e l'annuale Lichtjesroute (il "percorso delle luci") gli dedicò un'installazione luminosa lungo l'itinerario cittadino.
Il rapporto con il PSV
[modifica | modifica wikitesto]Grande appassionato di calcio, Philips rimase un fedele sostenitore del PSV Eindhoven fino ai suoi ultimi giorni.[1][5][6] Nonostante il suo ruolo, non amava sedersi nelle aree riservate alle autorità, preferendo il suo posto abituale tra il pubblico (settore D, fila 22, posto 43). Dopo la sua morte, la società ha deciso di lasciare tale seggio permanentemente vuoto in sua memoria.[21] La notte della sua scomparsa, i tifosi lo omaggiarono con un minuto di silenzio prima dell'incontro di Champions League contro il Fenerbahçe.[22]
Eredità culturale
[modifica | modifica wikitesto]La città di Eindhoven conserva numerosi riferimenti alla sua figura:
- Nel 1995, in occasione del suo 90esimo compleanno, gli fu intitolata la sala da concerti della città Muziekgebouw Frits Philips e il ristorante situato all'interno del polo musicale porta il nome di "Meneer Frits".[23][24]
- Una rivista locale dedicata alla Brainport Region di Eindhoven è intitolata Frits in suo onore.[25]
La collezione d'arte
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Gran parte della vasta collezione d'arte accumulata dai coniugi Philips fu messa all'asta il 4 e 5 dicembre 2006 da Sotheby's, presso l'Evoluon di Eindhoven.[26][27] Il catalogo dell'evento includeva una prefazione della figlia maggiore, Digna Hintzen-Philips, intitolata Ricordi di mio padre ("Memories of my father"), nella quale veniva rievocata la passione del genitore per il collezionismo e il legame di amicizia personale che lo univa a pittori olandesi quali Sierk Schröder, Kees Bol e Henri Bol.
L'asta registrò un incasso complessivo di 5,7 milioni di euro.[28] Tra i lotti che suscitarono maggiore interesse figurava una pregiata collezione di oggetti in stagno, alcuni dei quali risalenti al Medioevo; in particolare, un calice della corporazione dei Voerlieden, attribuito al maestro di Nimega Engelbertus Moorrees e datato 1781, fu venduto per 36.000 euro.[27] Notevole fu anche la raccolta di ceramiche (tra cui diverse piastrelle di Delft) e di argenteria, dove un set di quattro candelieri realizzati da Dirk ten Brink ad Amsterdam nel 1718 raggiunse la cifra di 108.000 euro.[27]
Per quanto riguarda la pittura e gli oggetti rari, si segnalano:
- una tavola della Vergine in trono con Bambino e angelo, opera del "Maestro di Sant'Ildefonso" (noto anche come Maestro del Trittico Verbeeck), aggiudicata per 258.400 euro;[27]
- un dipinto del XIX secolo di Anton Mauve, raffigurante un Pastore con il suo gregge;[27]
- una coppia di rari globi terrestri realizzati da Vincenzo Maria Coronelli intorno al 1696, venduti per 117.000 euro.
L'asta si concluse con la vendita di oltre 300 cimeli, tra cui gioielli, libri rari, statue e una scatola porta-reliquie in ceramica policroma di Limoges.[29]
Onorificenze e riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso della sua lunga vita, Frits Philips ha ricevuto numerosi titoli onorifici e premi, sia statali che internazionali (Giappone, Spagna, Danimarca e Cina), per meriti imprenditoriali e per il suo impegno umanitario.[30]
Onorificenze olandesi
[modifica | modifica wikitesto]— 16 aprile 1965
Onorificenze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (EN) Frits Philips, su The Independent, 7 dicembre 2005. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Dan van der Vat, Frits Philips, in The Guardian, 7 dicembre 2005. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) X, Frits Philips, 100; Head of Electronics Company Helped Save Jews From Nazis, su Los Angeles Times, 10 dicembre 2005. URL consultato il 3 maggio 2026.
- ↑ (EN) Frits Philips (1905-2005) | Michael Smith, su michaelsmith.iofc.org. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 (EN) Gregory Crouch, Frederik Philips Dies at 100; Businessman Saved Dutch Jews, in The New York Times, 7 dicembre 2005. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 3 (EN) Frits Philips, su www.psv.nl, 20 novembre 2023. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 3 4 (EN) December 5: Frits Philips, a Righteous Dutchman, su Jewish Currents. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Frits Philips, 45 Years with Philips, Blandford Press, 1978, ISBN 9780713709315.
- ↑ (EN) The Philips-Kommando in Concentration Camp Vught, su Traces of War.
- ↑ (NL) B.A. Sijes, De Philips-werkplaatsen in het concentratiekamp Vught, Rijksinstituut voor Oorlogsdocumentatie, 1950.
- 1 2 3 4 (EN) Frits Philips - The Righteous Among The Nations, su Yad Vashem.
- ↑ (NL) Philips-kommando, su Nationaal Monument Kamp Vught.
- ↑ (EN) Obituary: Frits Philips, su The Guardian, 7 dicembre 2005.
- ↑ (EN) Frits Philips celebrates 100th birthday, su Philips Company, 2005.
- ↑ (EN) Where it all began, su allaero.com.
- 1 2 3 (NL) Philips Vliegbedrijf – Philips BedrijfsBeveiliging, su philipsbedrijfsbeveiligingeindhoven.nl. URL consultato il 3 maggio 2026.
- ↑ (EN) Aircraft Organisations - EBAA, su www.hef.ru.nl. URL consultato il 3 maggio 2026.
- ↑ (EN) People in Aviation | AIN, su Aviation International News. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Evoluon Eindhoven history, su evoluon.dse.nl. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 (EN) 1994: The Caux Round Table – Principles for Business | IofC, su www.iofc.ch. URL consultato il 3 maggio 2026.
- ↑ Il Psv e quel posto 43 sempre vuoto, su www.corrieredellosport.it, 3 ottobre 2018. URL consultato il 3 maggio 2026.
- ↑ PSV nel segno di Cocu, su it.uefa.com.
- ↑ (NL) ‘Meneer Frits’ Philips is onlosmakelijk verbonden aan Muziekgebouw Ein, su Uit in Eindhoven, 6 febbraio 2026. URL consultato il 3 maggio 2026.
- ↑ (EN) Muziekgebouw Eindhoven, su muziekgebouweindhoven.nl.
- ↑ (NL) FRITS | Dé glopinie voor brainportregio Eindhoven | FRITS Magazine, su frits.nl.
- ↑ (EN) | Posted- Nov. 23, 2006 at 4:20 P.m, Sotheby's to auction Philips family art, su www.ksl.com. URL consultato il 3 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 The Frits Philips Collection (PDF), su nederlandsetinvereniging.nl.
- ↑ (EN) Robin Pascoe, Philips art collection raises €5.7m, su DutchNews.nl, 6 dicembre 2006. URL consultato il 3 maggio 2026.
- ↑ (NL) Internationale waardering voor Frits Philips (PDF), su files.shareholder.com.
- ↑ (NL) Onderscheidingen, su fritsphilips100.nl (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2005).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (NL) "Frits Philips (100) overleden", Trouw,, su trouw.nl, 6 dicembre 2005.
- (NL) Frits Philips rewards and decorations, su fritsphilips100.nl (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2005).
- (EN) Site of the Caux Round Table, su cauxroundtable.org.
Approfondimenti
[modifica | modifica wikitesto]- (EN, NL) Dorothée F. Foole, Meneer Frits, the human factor, dr ir F J Philips, ISBN 978-90-76501-04-8.
- (NL) Guus Bekooy, Frits Philips 100, ISBN 978-90-5994-084-0.
- (NL) Marcel Metze, Ze zullen weten wie ze voor zich hebben, 2004, ISBN 978-90-5018-612-4.
- (EN, NL) Frederik Philips, 45 Years with Philips, 1978, ISBN 978-0-7137-0931-5.
- (NL) Biography as published in the Eindhovens Dagblad (Eindhoven Daily) newspaper (PDF), su angel.regioportals.nl (archiviato dall'url originale il 13 ottobre 2006).
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Frits Philips
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Philips Frederik (1905 - 2005 ), su db.yadvashem.org, Yad Vashem.
- (EN) Philips Frederik, su Yad Vashem.
- (EN) Dr Frits Jacques Philips, in Find a Grave.
- (EN) Frederik Jacques "Frits" Philips collection, su chapman.lyrasistechnology.org.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 62341191 · ISNI (EN) 0000 0001 1492 4907 · SBN LIGV045733 · LCCN (EN) n50047706 · GND (DE) 11859396X · BNE (ES) XX887415 (data) · J9U (EN, HE) 987007266567505171 · NDL (EN, JA) 00452721 |
|---|
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